Mentre l'Europa si trovava ancora nel buio del post impero romano (almeno secondo me); nelle steppe asiatiche un condottiero nomade conquistava prima il suo popolo e poi immensi territori che dalle desolate terre mongole si estendeva fino alla grande Cina e persino alla lontana Europa. Il nome di questo condottiero che per decenni ha spaventato il continente eruoasiatico era Gengis Khan. Ovviamente come tutti anche il grande Khan dell'impero mongolo ha avuto un'infanzia nel suo caso costellata da incredibili difficolta'. Ora per dir la verita' poco si sa dei primi anni di vita del conquistatore mongolo ed in molti casi le poche notizie sono da considerarsi frutto dei suoi successori. In ogni caso puo' essere interessante immaginare e cercare di ricostruire nel modo piu' verosimile possibile questo periodo fondamentale della vita di Gengis Khan.
Ed e' questo quello che fa il regista russo Sergej Bodrov, uno dei piu' conosciuti artisti russi contemporanei, sicuramente lontano anni luce dalla misteriosa profondita' dei classici del cinema russo ma sicuramente piu' a proprio agio con la nuova Russia di Putin, dove i rubli (o dollari piu' probabilmente) abbondano grazie al petrolio e le pellicole cinematografiche possono permettersi un respiro epico senza sfigurare con un confronto con i film di hollywood.
Contemporaneamente pero' Bodrov non si lascia andare e racconta in modo sobrio gli anni che appunto vanno dall'infanzia di Gengis Khan all'unificazione dei Mongoli, senza toccare quindi le grandi conquiste che ancora oggi stupiscono per la loro vastita'. Questo puo' essere un limite del film ma e' anche un punto a favoro dei Bodrov, perche non e' caduto nell'errore di costruire una pellicola elefantiaca farcita da gigantesche battaglie per ripercorrere tutte le singole conquiste del gran Khan. Ha cercato piu' che altro di concentrarsi sull'uomo mostrandone anche un lato piu' umano rispetto a quello che tutti (si fa per dire) conoscono. Forse per alcuni non del tutto convincente dal punto di vista storico ma non e' in questo caso un grande difetto [...lasciateci sognare, non e' un documentario...].
Belle le sequenze finali di battaglia e in generale ogni ripresa all'aperto con la bellissima luce naturale, al solito bravo Tadanobu Asano che se non fosse giapponese sarebbe sicuramente piu' famoso. Secondo me e' un film abbastanza misurato per l'argomento trattato, ricordando anche che altri registi anche recentemente hanno fallito quando si son trovati davanti un argomento storico (o semi-storico) di questo genere, basti pensare all'orribile Troy, al brutto Alexander e all'osceno King Arthur.
FINE ANNO 2009 - Mah...
-
Questo post di fine anno non ne vuole sapere di prendere forma, lo scrivo e
lo cancello in continuazione:
Volevo parlare delle promesse mancate della distri...
6 ore fa




