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Mad Men - Stagione 2 (ideato da Matthew Weiner - 2008)

E' passato ormai piu' di un anno e mezzo da quando ho visto per la prima volta una puntata di Mad Men. Avevo visto il pilot e mi era subito piaciuto ma non ne avevo sentito molto parlare forse per i temi che non sono quelli classici per una storia seriale da TV. Fatto sta che mese dopo mese Mad Men ha conquistato pubblico e soprattutto critica, ricevendo numerosi premi sia con la prima che con la seconda stagione, finita circa un mese fa negli Stati Uniti.

I protagonisti di Mad Men sono gli uomini di una delle piu' rinomate agenzie pubblicitarie di New York, la Sterling Cooper ed in particolare del loro direttore creativo un affascinante Jon Hamm che interpreta la parte del misterioso Don Draper.


L'aver scelto come protagonisti della vicenda degli uomini che possono essere considerati in un certo senso i cattivi per il modo con cui con il loro lavoro riescono a plasmare e manipolare il pensiero della gente ci permette di osservare da un punto di vista differente un momento molto importante della vita americana, quelli che porteranno a cambiamenti sociali epocali che poi si ripercuoteranno sul resto del pianeta. Ed e' nel grande gioco tra le superpotenze che fa da sfondo alla vita di tutti gli americani dell'epoca che si inseriscono le lotte sociali dei neri, delle donne e dei giovani che piano piano riescono a strappare ad una societa' ormai superata quei diritti che sono gia' garantiti dalla Costituzione.

Non e' sicuramente la frenesia che potra' convincervi a seguire questo serial, il ritmo e' sempre pacato quasi misurato ai pensieri ed alle sensazione di Don Draper, un uomo nato durante i disatri della Grande Depressione e che rappresenta per molti l'esempio dell'americano di successo ma che sembra quasi non essere in grado di approfittare della sua vita agiata per dei segreti che da anni ormai lo devastano.

Mad Men e' una lunga e pensierosa narrazione di un periodo speciale per gli Stati Uniti ed e' costruito in un modo che poche volte si e' visto sugli schermi delle televisioni, senza fretta ma in modo spietato e sottile. Mad Men non e' nato per piacere a tutti ma sono sicuro che anche negli anni a venire avra' sempre piu' un posto nella storia dei telefilm di qualita' nati negli USA.

Io sono leggenda (Francis Lawrence - 2007)

Tratto dal romanzo I am Legend di Richard Matheson, Io sono leggenda e' un film che convince a meta'. Questo film di Lawrence e' il terzo adattamento del racconto di Matheson, segno che la storia pensata dallo scrittore ormai piu' di 50 anni fa merita piu' di una riflessione ma che nella sua apparente semplicita' rischia di poter essere raccontata in modo troppo sbrigativo e finire quindi per essere un semplice disaster movie.

La storia la conoscono un po' tutti, a seguito di un esperimento volto ad eliminare la piaga del cancro dal nostro pianeta, un virus sfugge al controllo umano, uccidendo quasi tutta la popolazione umana. La maggior parte di quelli che sopravvivono si trasformano in qualcosa di diverso da essere umani, in creature fameliche che vivono di notte e sfuggono alla luce del sole. Sono pochi gli uomini rimasti immuni al virus e la maggior parte sono stati divorati dalle micidiali creature mutate. In questa spaventosa cornice si inserisce la storia di un uomo, uno scienziato, che e' arrivato a pochi passi dal trovare una cura per il virus, e che continua a lavorare in uno scantinato della sua abitazione in piena New York, l'epicentro del contagio.


Per la prima parte del film l'unico attore veramente presente e' Will Smith che si muove per la citta' facendo ben attenzione a rientrare a casa prima che il sole tramonti. E secondo me e' anche il migliore momento del film, sia per la bellezza della New York che inizia a tornare nelle mani della natura sia per il particolare legame che si crea tra il protagonista ed il suo cane che infondo e' l'unico essere vivente rimasto che puo' considerare suo amico. In seguito pero' si prende una strada diversa, anche sbrigativa fino ad un finale che sembra eccessivamente consolatorio.

Se si confronta Io sono leggenda con i due precedenti film tratti dallo stesso romanzo di Matheson, si puo' dire che non ne esce del tutto perdente. L'ultimo uomo della terra di Ubaldo Ragona e' il primo della serie, e' del 1964 e rivede il film dello scrittore con un'opera a basso budget ambientato tra i palazzi dell'EUR a Roma. Nonostante sia passato praticamente inosservato e' forse quello che ha generato piu' seguiti o che e' stato forse di piu' ispirazione per i registi che l'hanno seguito. Il secondo e' invece un film con Charlton Heston, un film dall'orribile titolo italiano 1975 : Occhi bianchi sul pianeta Terra ed in questo caso si puo' dire che il film e' minimamente riuscito e i pregi sono tutti nella fonte di ispirazione e cioe' da attribuire a Matheson. Il film di Francis Lawrence quindi si crea un suo spazio ma non ha il coraggio di andare oltre. Belle immagini di New York, un bravissimo Will Smith che recita quasi sempre da solo ed un paio di scene con una buona tensione. Ma niente piu', con un finale che lascia un po' insoddisfatti. In ogni caso un buon motivo per rileggersi I am Legend di Matheson.

Zodiac (David Fincher - 2007)

Dico subito che difficilmente un film di David Fincher puo' passare ai miei occhi come inguardabile. Anche nei momenti meno riusciti (Alien 3 e non per colpa sua), Fincher riesce a dare un tocco personale che rende riconoscibile la sua opera. Penso che tutti si ricordino soprattutto Seven e Fight Club, ma anche questo Zodiac non va assolutamente trascurato. Pur non raggiungendo le vette di quei due film riesce comunque a creare un'atmosfera tesa e cupa e a mantenere lo spettatore interessato alla complessa vicenda per piu' di due ore.

A partire dagli anni sessanta la California e' bersagliata da dei misteriosi omicidi compiuti da un serial killer autonominatosi Zodiac. Oltre a commettere dei feroci omicidi il killer invia ai giornali e alla polizia delle lettere che finiranno per attrarre l'attenzione dei media per anni. Le lettere contengono dei messaggi cifrati creati con la ocmposizione di piu' simboli a sostituire le lettere dell'alfabeto. Le vicende raccontate da Fincher in questo film si rifanno ad una storia veramente accaduta e seguono i passi del libro di un giornalista/vignettista che per anni e' stato quasi ossessionato dal misterioso killer.


Nonostante la durata forse eccessiva del film e la complessita' della vicenda raccontata, David Fincher fa in modo di mantenere sveglia l'attenzione, non tanto con improvvisati colpi di scena (che nella vicenda reale sostanzialmente non ci sono) ma con la creazione di scene e momenti davvero memorabili, come per esempio i vari omicidi compiuti dal killer. Non c'e' mai una vetta improvvisa di tensione ma un livello medio costantemente alto e questo fa si che ogni avvenimento della storia abbia la giusta misura.

In sostanza un bel film che mi ha tenuto sveglio fino a notte tarda che ha pero' secondo me delle pecche che non lo fanno decollare completamente, mantenendolo al di sotto dei due piu' grandi film di Fincher. Forse l'eccessiva lunghezza e forse l'aver messo un po' in secondo piano la parte interpretata da Robert Downey Jr. oppure ancora piu' probabilmente un finale un po' anonimo hanno fatto si che non si fosse del tutto soddisfatti. Un finale meno preciso e semmai piu' incentrato sulle emozioni di Robert Graysmith (Jake Gyllenhaal) forse avrebbero mantenuto piu' a lungo in mente le emozioni che comunque questo film riesce a dare.