Tra le tante "qualità" che noi italiani pensiamo di possedere, semmai unici al mondo o comunque diversi dagli altri, ce n'è una che non mi rende particolarmente fiero, ed è quel continuo parlar male di noi stessi (inteso come altri italiani, diversi da noi singolo italiano), anche per il solo fatto di fare in modo che nessuno possa sentirsi davvero completamente apprezzato. Se la discussione si concentra sul cinema italiano, anche io non mi sono mai tirato indietro quando c'era da sottolineare i difetti del cinema degli ultimi decenni (diciamo di quel periodo che riguada quasi tutta la mia vita), nei quali la nostra cinematografia ha spesso vissuti sui risultati del passato smettendo invece di costruire per il futuro. Fa piacere pero' che si trovino dei film, semmai rari, che lasciano soddisfatti e che possiamo considerare come complessivamente belli, lontani semmai dalla perfezione ma comunque degni di essere ricordati. Uno di questi film è secndo me Romanzo Criminale di Michele Placido.
Tratto dall'omonimo libro di Giancarlo De Cataldo, Romanzo Criminale prende in considerazione la storia di una delle bande criminali che hanno terrorizzato l'Italia in quel particolare momento storico che va dalla fine degli anni sessanta fino agli anni ottanta, la cosiddetta Banda della Magliana. Il libro di De Cataldo prima e il film di Michele Placido poi cercano di ricostruire quei legami oscuri tra chi apparteneva al crimine comune e chi invece faceva parte degli apparati di sicurezza dello Stato e che in alcuni casi si sono mossi verso direzioni comuni. Niente di poetico, non ci sono romantici criminali che lavorano per l'interesse dello stato ma semplicemente favori in cambio di favori per un fine superiore che puo' per alcuni giustificare i mezzi utilizzati.
Si puo' immaginare come trattando un argomento cosi' complesso e mai veramente chiarito ci sia il pericolo di semplificare eccessivamente la trama o al contrario renderla troppo complessa oppure come si possa politicizzare il tutto (lo facciamo un po' per qualsiasi cosa quindi non ci sarebbe nulla di strano) e criticarlo poi in base a queste conclusioni. Eppure questa volta Michele Placido col suo cinema quasi sempre impegnato centra il bersaglio ed ottiene un film equilibrato ed avvincente, in un certo senso un pò americano nei ritmi e nei temi, quasi come se avessimo a che fare con degli italo-americani coinvolti in complesse trame di potere in una qualche citta' degli Stati Uniti.
Ancora piu' incredibile è che finalmente si siano utilizzati gli attori che il cinema italiano ha per farli veramente recitare. Puo' sembrare banale ma la maggior parte delle volte sembra quasi che i nostri attori recitino al minimo dei giri, come se si sentissero umiliati dal copione o dalla poca importanza della loro opera. Inutile dire come recitare in una fiction televisiva italiana finisca secondo me per annullare la bravura degli attori appiattendo il livello generale, invece che fungere da punto di partenza almeno per i piu' giovani.
In conclusione ammetto di essere favorevolmente colpito dal film di Michele Placido. E' vero che ne avevo spesso sentito parlare in modo positivo ma vederlo è tutta un'altra cosa. Mi piacerebbe dire che potrebbe essere un punto da cui ripartire per un certo tipo di cinema impegnato, ma il film e' del 2005 e a quattro anni di distanza lo è stato solo in parte.
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