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Un piccolo riassunto TV #4

Il mio piccolo riassunto si è fatto un pò attendere ma oggi mi sento ispirato ed allora ne approfitto per scrivere qualche riga. Nelle ultime settimane ho parlato di una splendida serie, In Treatment mentre attualmente seguo un paio delle mie serie preferite e cioè Battlestar Galactica che si avvia alla conclusione (mancano ormai solo cinque puntate alla fine) e Lost che con sei puntate ha dimostrato che questa quinta stagione è sicuramente all'altezza dei migliori momenti di questa serie.

Purtroppo non tutto e' allo stesso livello delle serie appena indicate e ringraziando Dio e' finalmente finita Stargate Atlantis, nel senso che a meno di qualche film per la TV non dovrebbero uscire più nuove puntate dello spin-off di SG1. Ho smesso anche di vedere The Mentalist perchè non mi sembra granchè originale (il tipo strano da poliziesco lo fa meglio il protagonista di Life).

Nel frattempo ho visto la quinta stagione di OZ (favolosa), e sto seguendo la seconda stagione di Weeds in italiano (sempre divertente, anzi ancora più di prima). Belle poi le prima puntate della seconda stagione di Flashpoint.

Romanzo Criminale (Michele Placido - 2005)

Tra le tante "qualità" che noi italiani pensiamo di possedere, semmai unici al mondo o comunque diversi dagli altri, ce n'è una che non mi rende  particolarmente fiero, ed è quel continuo parlar male di noi stessi (inteso come altri italiani, diversi da noi singolo italiano), anche per il solo fatto di fare in modo che nessuno possa sentirsi davvero completamente apprezzato. Se la discussione si concentra sul cinema italiano, anche io non mi sono mai  tirato indietro quando c'era da sottolineare i difetti del cinema degli ultimi decenni (diciamo di quel periodo che riguada quasi tutta la mia vita), nei quali la nostra cinematografia ha spesso vissuti sui risultati del passato smettendo invece di costruire per il futuro. Fa piacere pero' che si trovino dei film, semmai rari, che lasciano soddisfatti e che possiamo considerare come complessivamente belli, lontani semmai dalla perfezione ma comunque degni di essere ricordati. Uno di questi film è secndo me Romanzo Criminale di Michele Placido.

Tratto dall'omonimo libro di Giancarlo De Cataldo, Romanzo Criminale prende in considerazione la storia di una delle bande criminali che hanno terrorizzato l'Italia in quel particolare momento storico che va dalla fine degli anni sessanta fino agli anni ottanta, la cosiddetta Banda della Magliana. Il libro di De Cataldo prima e il film di Michele Placido poi cercano di ricostruire quei legami oscuri tra chi apparteneva al crimine comune e chi invece faceva parte degli apparati di sicurezza dello Stato e che in alcuni casi si sono mossi verso direzioni comuni. Niente di poetico, non ci sono romantici criminali che lavorano per l'interesse dello stato ma semplicemente favori in cambio di favori per un fine superiore che puo' per alcuni giustificare i mezzi utilizzati.


Si puo' immaginare come trattando un argomento cosi' complesso e mai veramente chiarito ci sia il pericolo di semplificare eccessivamente la trama o al contrario renderla troppo complessa oppure come si possa politicizzare il tutto (lo facciamo un po' per qualsiasi cosa quindi non ci sarebbe nulla di strano) e criticarlo poi in base a queste conclusioni. Eppure questa volta Michele Placido col suo cinema quasi sempre impegnato centra il bersaglio ed ottiene un film equilibrato ed avvincente, in un certo senso un pò americano nei ritmi e nei temi, quasi come se avessimo a che fare con degli italo-americani coinvolti in complesse trame di potere in una qualche citta' degli Stati Uniti.

Ancora piu' incredibile è che finalmente si siano utilizzati gli attori che il cinema italiano ha per farli veramente recitare. Puo' sembrare banale ma la maggior parte delle volte sembra quasi che i nostri attori recitino al minimo dei giri, come se si sentissero umiliati dal copione o dalla poca importanza della loro opera. Inutile dire come recitare in una fiction televisiva italiana finisca secondo me per annullare la bravura degli attori appiattendo il livello generale, invece che fungere da punto di partenza almeno per i piu' giovani.

In conclusione ammetto di essere favorevolmente colpito dal film di Michele Placido. E' vero che ne avevo spesso sentito parlare in modo positivo ma vederlo è tutta un'altra cosa. Mi piacerebbe dire che potrebbe essere un punto da cui ripartire per un certo tipo di cinema impegnato, ma il film e' del 2005 e a quattro anni di distanza lo è stato solo in parte.

Kung Fu Panda (Mark Osborne e John Stevenson - 2008) - Ratatouille (Brad Bird e Jan Pinkava - 2007)

Sara' per la vecchiaia incombente, sara' per la stupidita' dilagante ma non ho piu' voglia di leggere commenti in cui le parole "film d'animazione" e "bambini" stiano nella stessa frase. Animazione, come tecnica cinematografica, non ha nulla a che vedere con "film per bambini", dovrebbe essere chiaro ormai a tutti, tranne a quei genitori che considerano i propri figli come degli omini in miniatura con una intelligenza limitata. L'animazione non deve nemmeno per forza far ridere, non deve essere simpatica, non deve avere un delicato messaggio da consegnare alle sensibili menti dei nostri pargoli. No no no! Non c'entra nulla! Mettete in moto quei due neuroni.

Dopo questa pacata micro analisi del genere passerei ai due film di cui volevo parlare, Kung Fu Panda e Ratatouille, come dire Dreamworks vs. Pixar (non dico Disney perche' sappiamo tutti, o quasi, che e' un'altra cosa [no, Bambi non c'entra nulla]). Il primo e' la storia di un grasso e poco atletico Panda che ha la fissa per il Kung Fu. Ovviamente nessuno pensa che un panda possa essere l'animale piu' adatto per un'arte marziale come il Kung Fu, ma questo non preoccupa il saggio maestro (una tartaruga), che lo designera' come strenuo difensore dei deboli e massimo rivale del temibile Guerriero Dragon. Il secondo invece e' la storia di un topolino di campagna che ha come massima aspirazione quella di diventare un grande cuoco, possibilmente rispettato dagli umani e seguendo i principi dello Chef Gusteau secondo il quale "chiunque puo' cucinare".


Entrambi i film sono carini e piacevoli, li segui tranquillamente senza noia ed il tempo scorre velocemente. Pero' nonostante quello che si puo' leggere in giro secondo me sono mediamente scontati. A mio parere non e' giusto trattare i film d'animazione in modo molto diverso da quanto si farebbe con dei film classici con attori veri. Ovvero e' giusto considerare per i primi anche l'aspetto tecnico riguardante la realizzazione grafica, ma e' giusto anche sottolineare come non si possa essere buoni se la trama diventa troppo presto prevedibile. In altre parole se dopo mezz'ora dall'inizio del film so gia' per sommi capi come andra' avanti la storia, probabilmente c'e' qualcosa che non va. Questo e' un aspetto che non trascurerei per un film non d'animazione e quindi mi sembra giusto prenderlo in considerazione anche in questo caso.

Non voglio certo dire che si tratti di due brutti film ma se li si paragona con alcuni loro predecessori (Pixar o Dreamworks fa lo stesso) la differenza si nota per non parlare del confronto per esempio con uno qualsiasi degli ultimi film di Miyazaki dotati sempre di un'anima che va oltre l'aspetto legato alla bellezza visiva dell'animazione.


Detto questo pero', e limitandoci appunto a Kung Fu Panda e Ratatouille, devo dire che anche questa volta la Pixar ne esce vincitrice. Non ci sono delle spiegazioni semplici da dare, sicuramente gli artisti della Dreamworks sono professionalmente all'altezza di quelli che lavorano per i loro diretti concorrenti, ma le animazioni Pixar, soprattutto per quanto riguarda i personaggi, sono dotati di una vitalita' e di una quantita' di espressioni tale che si puo' dire quasi che alla Pixar siano in grado di dare un'anima alle loro creature, livello di eccellenza che ancora non e' stato raggiunto invece dagli Studios Dreamworks. Guardate il panda Po, comunque simpatico, e poi guardate Ratatouille. Secondo me il confronto e' impari, il topino della Pixar e' anni luce avanti, ti coinvolge e fa sorridere anche senza fare nulla di particolare. Il panda della Dreamworks fa sorridere solo grazie alle azioni che svolge. E' una cosa molto diversa.

Per sintetizzare, due film piacevoli ma non ai massimi livelli rispetto al livello eccezzionale che i due studio's hanno saputo darci in passato. E poi e' arrivato Wall-E...